Stefano Bonacci racconta la favola del Montefano

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“Adesso abbiamo preso una via buona, ma pareggiamo troppo, siamo affetti da pareggite. Nelle ultime cinque partite abbiamo fatto altrettanti pareggi, bisogna che qualcuna la vinciamo”. Stefano Bonacci è lo specchio della sincerità. Il presidente del Montefano, il primo tifoso dei viola, plaude la squadra, ma non risparmia critiche ai suoi, ove necessario.

“L’inizio è stato terrificante – racconta Bonacci – Peggio di quello che potevamo aspettarci. Il campo riuscivamo a tenerlo, i risultati erano da dimenticare. Poi abbiamo iniziato a vincere, quattro successi in sei partite, li ne abbiamo macinati di punti. Ultimamente non perdiamo, ma non vinciamo, non pigliamo gol, ma non ne facciamo. Siamo in una fase di stanca, come succede spesso da gennaio il campionato cambia, le squadre che stanno dietro cominciano a camminare. Diciamo che c’è da fare ancora parecchia strada per tirarsi fuori dai problemi, anche se adesso la situazione è buona. Per salvarci servono 44 o 45 punti, ce ne mancano 17 o 18”.

Contro Urbania e Porto d’Ascoli gli ultimi minuti non sono stati favorevoli al Montefano. Un calcio di rigore sbagliato, la rete subita a tempo scaduto.

“Di solito riuscivamo a risolvere le partite alla fine. La mentalità cambia la fisionomia delle partite. Se prendi gol al 92’ significa che l’avversario ha più fame di te. Per noi non è positivo. Dobbiamo essere quelli che lottano fino all’ultimo secondo, bisogna avere più fame delle altre squadre, non c’è da mollare di una virgola. Se prendi gol all’ultimo minuto probabilmente c’è qualcosa che non va. I rigori purtroppo si possono sbagliare. Con l’Urbania abbiamo fatto una buona partita, ma non abbiamo concretizzato. Contro il Porto D’Ascoli abbiamo avuto due palle gol clamorose per chiudere la partita, ce le siamo mangiate. Il campanello doveva suonare. Bisognava essere più attenti, concreti, affamati. Dalla prossima partita dobbiamo recuperare i punti persi. La Pergolese è un cliente scomodo, giovane, forte, che fa risultato. Anche all’andata a Pergola avevamo sbagliato un calcio di rigore che probabilmente ha pregiudicato il risultato, potevamo raccogliere di più. Non siamo ancora tranquilli, non siamo arrivati da nessuna parte. Quelle caratteristiche che ci hanno permesso di fare punti non debbono mai mancare”.

Stefano Bonacci è un presidente preparato.

“Ci siamo invecchiati in mezzo al campo, le fasi le abbiamo fatte tutte. Purtroppo quella più bella da giocatore l’ho fatta poco. Non mi facevano giocare più di tanto”.

Si è riscattato come dirigente.

“Oramai sono venti anni. Nel calcio sono tre o quattro le cose veramente importanti, che fanno la differenza: l’ambiante, l’attaccamento alla maglia e sapere che in ogni partita o allenamento c’è da dimostrare qualcosa. L’ambiente deve essere sempre positivo, non bisogna mai dimenticarsi che chi va a giocare a pallone deve sentirsi realizzato. L’attaccamento alla maglia ti fa fare il salto di qualità. E poi bisogna dimostrare che ogni giorno si impara qualcosa di più e si mette a disposizione della squadra, dei compagni. Quando ci sono questi valori qui i risultati si fanno. Tecnica e fisico non bastano. Pesano di più questi valori nell’economia dei risultati. Certo, se poi aggiungi una squadra tecnicamente superiore e anche fisicamente è il massimo”.

C’è entusiasmo intorno al Montefano. I tifosi sono stati sempre vicini alla squadra.

“Questa cosa è gratificante. Montefano è un paesino, il target normale è la Prima Categoria. Negli ultimi dieci anni qualcosa è cambiato, siamo riusciti a portare dentro tanti giocatori del posto, a farli diventare dei buoni giocatori. Questo nel tempo ha creato una simbiosi con il paese. I risultati degli ultimi anni ha fatto da detonatore. Si è riacceso l’entusiasmo. Quando ero piccolo e andavo a vedere le partite del Montefano c’era l’atmosfera che c’è adesso, magari in Seconda Categoria e con risultati così e così. Era un paese intero che seguiva le vicissitudini della squadra sui campetti limitrofi. Le connotazioni erano quelle di una quadra con tanti giocatori locali e una forte simbiosi tra chi gioca e chi andava a vedere le partite. Magicamente, dopo anni in cui c’è stato un certo distacco, si è riacceso l’entusiasmo. Nelle prime 8 giornate di campionato avevamo fatto soli tre punti c’erano tifosi che venivano ad incitare la squadra durante l’allenamento, una cosa fuori dal comune. Non ce lo saremmo aspettati. I ragazzini del settore giovanile vogliono la maglia della squadra da attaccare in camera da letto. I Pulcini chiedono l’autografo ai giocatori della Prima squadra. Una fiaba, una roba fuori dal comune. Tempo fa, quando non avevamo un gruppo di ultras, guardavo quello che riuscivano a fare a Potenza Picena, e mi piangeva il cuore. Pensavo che non saremmo mai riusciti a fare come loro, ad avere tante persone allo stadio. A Potenza Picena portano sempre 600 persone alle partite, indipendentemente dalla categoria. Da noi si è creata una situazione molto simile, spero che duri a lungo questa atmosfera, indipendentemente dai risultati”.

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